Questa è la sezione dove troverete tutte le domande  più frequenti sulla veterinaria in genere.

Tutte le domande frequenti che pervengono dall'utenza

  • Come si distingue un cibo di buona qualità da un prodotto scadente?

    Come si distingue un cibo di buona qualità da un prodotto scadente?

    Per mantenere sano un animale è essenziale un’alimentazione di qualità. Si deve scegliere un tipo di alimento con ingredienti di prima scelta, completo e bilanciato, che offra tutti gli elementi necessari per i processi metabolici del corpo e che aiuti a costruire un sistema immunitario sano, che combatta le malattie. Una corretta alimentazione con cibo nutriente somministrato ad intervalli regolari può prevenire:
    – Malattie
    – Carenze nutrizionali
    – Infiammazioni o cattivo funzionamento del sistema digestivo

    Abitudini alimentari scorrette o alimenti scadenti possono causare o contribuire a:
    -Obesità
    -Malattie dentali (tartaro, gengivite)
    -Malattie cardiache
    – Malattie del fegato
    -Pancreatite
    – Artrite
    -Infiammazione e / o malfunzionamento intestinale

    Molti animali muoiono ogni anno per queste malattie. Evitate di alimentare gli animali solo o prevalentemente con scarti della tavola, di somministrare cibi molto grassi e ossa di qualunque tipo.
    A cani e gatti vanno offerti alimenti di qualità o quelli raccomandati dal veterinario per condizioni particolari (es. problemi renali, intestinali, epatici). Evitate di somministrare gli alimenti più economici, che sono fatti con materie prime di scarto. Non fatevi fuorviare dalla pubblicità ma verificate che in etichetta sia specificata la presenza di vera carne.

    Per quanto riguarda i gatti, che sono esclusivamente carnivori, evitate le marche che impiegano molti ingredienti di origine vegetale, come i cereali e il riso. Preferite gli alimenti in crocchette, che mantengono la dentatura più pulita e più sana, rispetto agli alimenti umidi (compresi paté, bocconcini e simili). Mantenete un programma alimentare con pasti a orari fissi e con dosi calcolate, senza indulgere in fuori pasto appetitosi ma ingrassanti. Non permettete a cani e gatti di mendicare continuamente il cibo mentre voi state mangiando, se volete controllare il peso e prevenire l’obesità.
    Tutti gli animali, soprattutto i più giovani e gli anziani, sono sensibili alla disidratazione e alle malattie renali se privati dell’acqua. L’acqua, fresca e pulita, deve essere costantemente a disposizione.

  • Una dieta solo a base di crocchette è la scelta migliore?

    Una dieta solo a base di crocchette è la scelta migliore?

    In passato la diatriba tra veterinari e nutrizionisti sostenitori dell’alimentazione secca e di quelli invece sostenitori dell’alimentazione umida è stata molto accesa.

    Oggi si sa che la principale differenza tra l’una e l’altra è in realtà solo la quantità di acqua presente nei due diversi tipi di alimento ed il fatto che alcuni animali preferiscano la prima ed altri la seconda. L’alimento umido risulta più appetibile ma più deteriorabile e quindi più soggetto allo spreco. L’alimento secco invece, sebbene meno appetibile per alcuni soggetti, risulta più pratico per il proprietario perché meno deperibile, specie nei mesi caldi, e più utile a mantenere i denti in buona salute grazie all’azione meccanica di pulizia che lo sfregamento delle crocchette esercita sullo smalto dei denti.

    Noi suggeriamo laddove possibile un’alimentazione mista, cioè sia umida che secca, o il alternativa un’alimentazione solo secca, in virtù dei vantaggi appena espressi.

  • Esistono piante tossiche per il cane ed il gatto?

    Esistono piante tossiche per il cane ed il gatto?

    Molte comuni piante da appartamento e da giardino se ingerite dai gatti possono essere tossiche e causare gravi disturbi, fino alla morte. Se non si è sicuri dell’innocuità delle piante, è opportuno disporle in luoghi inaccessibili ai gatti o eliminarle. Anche piante innocue possono rappresentare un pericolo se vengono trattate con sostanze tossiche, come concimi o antiparassitari. Sono tossiche anche molte piante selvatiche, a crescita spontanea. In genere i gatti tendono ad ingerire piante tossiche quando sono rinchiusi in appartamento e non hanno la possibilità di accedere all’erba, che normalmente i gatti in libertà ingeriscono regolarmente. In mancanza di alternative, i gatti d’appartamento rivolgono la loro attenzione alle sole piante che hanno a disposizione.
    Le piante velenose vengono classificate sia in base al loro grado di pericolosità (a tossicità lieve, moderata e grave), sia in base al tipo di conseguenze che provocano nell’organismo. Alcune piante producono solo effetti locali (tossicità locale): gonfiore, irritazione, dermatiti, ulcerazioni delle parti con cui vengono a contatto (soprattutto labbra, bocca e lingua). Altre presentano tossicità sistemica perché, quando vengono ingerite, provocano intossicazione generale dell’organismo. La pericolosità dipende dalla concentrazione dei principi attivi nelle parti velenose e dalle quantità ingerite. In alcune piante sono velenose solamente alcune parti, come i fiori, le bacche, le foglie, i semi. In presenza dei sintomi da intossicazione o avvelenamento, o se si assiste all’ingestione, è necessario rivolgersi prontamente al veterinario. È utile poter riferire il nome della pianta che ha causato il problema.

    Gigli
    I gigli (Lilium spp.) sono altamente tossici per i gatti. L’ingestione di quantità anche molto piccole di queste piante può causare gravi danni renali. 
Entro poche ore di ingestione il gatto può presentare vomito, letargia e mancanza di appetito. I sintomi peggiorano man mano che procede il danno ai reni. Senza un adeguato e tempestivo trattamento veterinario, il gatto può sviluppare un’insufficienza renale in 36 – 72 ore.

    Marijuana
    L’ingestione di Cannabis sativa negli animali da compagnia può provocare depressione del sistema nervoso centrale, incoordinazione, vomito, diarrea, salivazione, tachicardia (aumento della frequenza cardiaca), convulsioni e coma.

    Cycas revoluta
    Tutte le parti della palma ornamentale Cycas revoluta sono velenose, ma la maggior quantità di tossina è contenuta nei semi o “noci”. È sufficiente l’ingestione di appena uno o due semi per causare effetti molto gravi, che includono vomito, diarrea, depressione, convulsioni e insufficienza epatica.
    Bulbi di tulipano e narciso
    I bulbi di tulipano e narciso contengono tossine che possono causare intensa irritazione gastrointestinale, salivazione, perdita di appetito, depressione del sistema nervoso centrale, convulsioni e disturbi cardiaci.

    Azalea e rododendro
    Le piante del genere Rhododendron spp. contengono sostanze tossiche che possono causare vomito, salivazione, diarrea, debolezza e depressione del sistema nervoso centrale. Un’intossicazione grave può causare coma e morte per collasso cardiovascolare.

    Oleandro
    Tutte le parti dell’oleandro (Nerium oleander) sono considerate tossiche, poiché contengono glicosidi cardiaci che possono provocare gravi effetti — compresi irritazione del tratto gastrointestinale, problemi cardiaci, ipotermia e anche la morte.

    Ricino
    Il principio velenoso del ricino (Ricinus communis) è la ricina, una proteina altamente tossica che può produrre forti dolori addominali, salivazione, vomito, diarrea, sete eccessiva, debolezza, perdita di appetito. Nei casi gravi di intossicazione compaiono disidratazione, tremori, convulsioni, coma e morte.

    Ciclamini
    Tutta la pianta di ciclamino è tossica; la concentrazione maggiore di sostanze tossiche si trova nelle radici. Se consumati, i ciclamini causano una forte irritazione gastrointestinale, con vomito intenso. L’intossicazione può anche essere letale.

    Kalanchoe
    Questa pianta contiene sostanze che possono produrre irritazione gastrointestinale, e altre che sono tossiche per il cuore e possono causare gravi alterazioni di frequenza e ritmo cardiaci.

    Tasso
    Il tasso (Taxus baccata) contiene un componente tossico conosciuto come taxina, che ha effetti sul sistema nervoso centrale, come tremori, incoordinazione e difficoltà respiratoria. Può anche provocare significativa irritazione gastrointestinale e insufficienza cardiaca, anche mortale.

    Amaryllis
    Sono comuni piante ornamentali; contengono tossine che possono provocare vomito, depressione, diarrea, dolori addominali, salivazione, anoressia e tremori.

    Colchico d’autunno
    Il colchico d’autunno (Colchicum autumnale) o zafferano falso è una pianta erbacea spontanea. La sua ingestione di può causare irritazione orale, vomito emorragico, diarrea, shock, danni agli organi interni e soppressione del midollo osseo.

    Crisantemo
    Tutte le parti della pianta contengono sostanze tossiche dette piretrine, che in caso di ingestione possono produrre disordini gastrointestinali, come salivazione, vomito e diarrea. Nei casi più gravi si osserva depressione e incoordinazione.

    Edera
    L’edera (Hedera helix) contiene saponine triterpenoidi che, in caso di ingestione possono causare vomito, dolori addominali, ipersalivazione e diarrea.

    Spatifillo
    Lo spatifillo o pianta cucchiaio (Spathiphyllum) contiene cristalli di ossalato di calcio che possono causare irritazione orale, salivazione eccessiva, vomito, difficoltà di deglutizione, bruciore e irritazione di bocca, labbra e lingua in caso di ingestione.

    Pothos
    I pothos (Scindapsus ed Epipremnum) sono piante da appartamento molto comuni. Se masticate o ingerite, possono causare irritazioni e significativo gonfiore dei tessuti orali e di altre parti del tratto gastrointestinale.

    Schefflera
    Le piante ornamentali del genere Schefflera contengono cristalli di ossalato di calcio che possono causare irritazione orale, salivazione eccessiva, vomito, difficoltà di deglutizione e intenso bruciore e irritazione di bocca, labbra e lingua dopo l’ingestione.

    Mughetto
    Il mughetto (Convallaria majalis) è una pianta molto pericolosa: sono tossici i fiori, le foglie e i frutti (bacche rosse). La sua ingestione può essere mortale ed è pericolosa anche solo per contatto. I sintomi sono dati da vomito, disturbi cardiaci bassa pressione sanguigna, disorientamento, coma, convulsioni.

    Ranuncolo bianco o anemone di bosco
    Il ranuncolo (Anemone nemorosa) è una pianta ornamentale molto tossica in tutte le sue parti. Può causare irritazione locale, depressione respiratoria e cardiocircolatoria

  • La sterilizzazione delle femmine può comportare dei problemi di salute?

    La sterilizzazione delle femmine può comportare dei problemi di salute?

    In rari casi la sterilizzazione della cagna, specie se effettuata troppo precocemente (sotto i 4 mesi) o in età avanzata (dopo gli 8 anni), può causare incontinenza urinaria da carenza di estrogeni. Tale patologia è spesso risolvibile grazie alla terapia medica.

  • Come si può mantenere in forma un cane sterilizzato evitando il sovrappeso?

    Come si può mantenere in forma un cane sterilizzato evitando il sovrappeso?

    La sterilizzazione, modificando l’assetto ormonale della cagna, può in effetti determinare un aumento di peso del soggetto specie nell’anno seguente l’intervento. E’ stato però scientificamente dimostrato che l’intervento è responsabile solamente del 10% di tale aumento e che il restante 90% sia in realtà imputabile a cattiva alimentazione (vizi) e d diminuzione dell’attività fisica. Il modo migliore per tenere in forma la cagna sia prima che dopo la sterilizzazione è quindi evitare di “allungargli” bocconcini specie se molto nutrienti e mantenere il cane in costante esercizio fisico.

  • Vivendo a contatto con un animale domestico ( cane o gatto) che riceve periodicamente i vaccini prescritti si rischia di contrarre malattie? Se si quali?

    Vivendo a contatto con un animale domestico ( cane o gatto) che riceve periodicamente i vaccini prescritti si rischia di contrarre malattie? Se si quali?

    Alcune della malattie per le quali si vaccinano i nostri animali (ad es. Leptospirosi, Rabbia) sono delle zoonosi, si trasmettono cioè dall’animale all’uomo. Un animale regolarmente vaccinato ha una possibilità praticamente nulla di trasmettere tali malattie all’uomo. Esistono però particolari condizioni o situazioni che possono far sì che l’animale, nonostante sia vaccinato, le contragga ma si tratta di casi veramente rari e particolari, per cui quasi inesistenti.

  • Nella stagione estiva è necessario usare antiparassitari anche se l’animale non presenta e non ha mai presentato parassiti?

    Nella stagione estiva è necessario usare antiparassitari anche se l’animale non presenta e non ha mai presentato parassiti?

    Raramente i cani ed i gatti non presentano parassiti durante il periodo primaverile ed estivo per cui in tale periodo e sempre consigliabile un utilizzo regolare di prodotti antiparassitari. Esistono inoltre malattie per cui è necessario utilizzare prodotti repellenti anche se il parassita vettore non è visibile poiché si sposta di continuo e percorre grandi distanze, come nel caso delle Leishmaniosi canina.
    Usare prodotti spot-on, collari o prodotti ingeribili è sempre buona norma ed avita ai vostri animali, a voi ed alle vostre case fastidiose “invasioni” o pericolose malattie.

  • Come faccio a dare le medicine al mio gatto?

    Come faccio a dare le medicine al mio gatto?

    Partendo dal presupposto che al gatto dovremo somministrare esclusivamente farmaci prescritti dal veterinario, la prima regola è di farsi spiegare bene come si deve fare ed eventualmente farsi mostrare come si fa. Conoscendo il carattere del nostro gatto e i suoi gusti, potremo esprimere eventuali dubbi o timori sulla riuscita dell’impresa con il veterinario per trovare insieme una soluzione efficace. Somministrare un farmaco ad un gatto può essere molto facile oppure estremamente difficile, a seconda del carattere del gatto e dell’esperienza di chi lo somministra; spesso il compito si rivela molto frustrante per il proprietario e molto spiacevole per il gatto, con il rischio inoltre di guastare i rapporti con il micio e renderlo diffidente nei nostri confronti. Molti farmaci, purtroppo, hanno un sapore che al gatto risulta molto sgradevole, mentre alcune medicine appositamente aromatizzate vengono assunte spontaneamente, anche se ciò accade di rado. La tecnica più semplice consiste nello sbriciolare la compressa con cura e mescolarla al cibo preferito; di solito pillole o compresse intere nascoste nel cibo non vengono deglutite. Assicuratevi prima che il prodotto da somministrare possa essere sbriciolato, perché alcuni farmaci devono essere assunti interi. Se invece il gatto percepisce il sapore del farmaco e lo trova sgradevole, rifiuterà il cibo. Con alcuni gatti è molto semplice aprire la bocca e infilarvi dentro la compressa, in modo che venga direttamente deglutita. Per evitare di essere morsi si deve estendere la testa del gatto verso l’alto con una mano, mentre con l’altra si abbassa la mandibola e si infila la compressa in fondo alle fauci, dove non può essere sputata. Subito dopo si tiene la bocca chiusa, permettendo al gatto di deglutire. Per i gatti più refrattari esiste un’apposita pinza che permette di infilare la compressa direttamente in fondo alla bocca senza usare le dita, ma non è molto facile da usare senza un po’ di esperienza. Per facilitarne la deglutizione, la compressa può essere unta con del burro. Un’altra tecnica consiste nello sbriciolare la compressa, diluirla con poca acqua e somministrarla così in forma liquida. I farmaci in forma liquida (le compresse disciolte e gli sciroppi) vengono somministrati tramite una siringa senz’ago che viene infilata a lato della bocca del gatto, forzando il beccuccio della siringa tra i denti (non è necessario aprirgli la bocca). Se si dispone di un aiuto, questo tiene fermo il gatto da dietro, mentre gli si somministra il farmaco con una mano e con l’altra mano si immobilizza la testa afferrandola sopra le orecchie. Il farmaco viene dato un po’ per volta, per lasciare al micio il tempo di deglutire. Per contenere meglio il gatto è utile porlo sopra un tavolo, o un’altra superficie elevata liscia, in modo che abbia meno possibilità di aggrapparsi per sfuggire. Se il gatto si dimena, un aiutante può avvolgere il gatto in un asciugamano per tenerlo fermo. In ogni caso, la procedura deve essere condotta nel modo più rapido possibile perché i gatti detestano essere tenuti bloccati.
    In mancanza di un aiuto, si può bloccare il gatto contro un angolo della stanza in modo che non scappi. Se il gatto cerca di sfuggire, quando è l’ora della medicina, non si devono mai sfruttare i momenti in cui va a mangiare o usa la cassettina per catturarlo, altrimenti li assocerà a eventi sgradevoli, sporcando in giro per casa e tenendosi lontano dal cibo. Prima di tirare fuori la medicina, per evitare che il gatto se ne accorga e scappi, lo si può rinchiudere in una piccola stanza in cui non possa nascondersi.
    Può accadere che dopo la somministrazione di un farmaco il gatto sbavi abbondantemente, ma non è un fenomeno preoccupante: alcuni farmaci hanno un sapore sgradevole e la salivazione ne è una risposta fisiologica.
    Alla fine del procedimento, il gatto può essere ricompensato con un boccone particolarmente gradito e con tante coccole (se nel frattempo non è corso a rifugiarsi sotto il mobile più irraggiungibile).
    Per alcuni gatti è assolutamente impossibile riuscire a somministrare farmaci per bocca, qualunque metodo si impieghi. In tal caso parlatene al veterinario, per cercare valide alternative. In alcuni circostanze può risultare più semplice praticare al micio iniezioni sottocutanee.

  • E’ obbligatorio il microchip?

    E’ obbligatorio il microchip?

    Chi possiede un cane deve obbligatoriamente fargli applicare il microchip e registrarlo all’Anagrafe canina della ASL del Comune di residenza entro il secondo mese di vita dell’animale o entro un mese dall’acquisto o dall’adozione. Il microchip viene applicato dai veterinari dell’ASL o da veterinari privati convenzionati. Applicare il microchip è semplice e molto rapido perché il dispositivo viene iniettato sotto la pelle con un’apposita siringa, e non richiede anestesia o sedazione. Il microchip è un piccolo dispositivo elettronico che misura 11 mm di lunghezza e 2 mm di diametro. È fatto di materiale biologicamente inerte e del tutto innocuo. Quando viene avvicinato ad un apposito strumento lettore permette di visualizzare un codice numerico che identifica l’animale. Questo codice, insieme ai dati del proprietario e del cane, viene registrato all’anagrafe canina nazionale. Il veterinario che applica il microchip si incarica di compilare l’apposito modulo e farlo pervenire al settore veterinario dell’ASL; il proprietario non deve far altro che apporre la sua firma, senza altre incombenze. In caso di trasferimento di proprietà (cessione gratuita o vendita), di trasferimento del proprietario ad un nuovo indirizzo o di morte dell’animale occorre informare l’ASL della variazione di dati. L’applicazione del microchip non è solo un obbligo di legge (che comporta una multa se non viene rispettato) ma un modo per poter ritrovare il proprio cane se si perde ed è quindi davvero consigliabile. In caso di ritrovamento di un cane abbandonato, infatti, i veterinari possono verificare la presenza del microchip con l’apposito lettore e tramite il codice, unico per ogni microchip, risalire al proprietario e restituirgli l’animale.

    Dal 1 gennaio 2005 il microchip è diventato l’unico sistema in Italia per identificare i cani, in sostituzione del tatuaggio, un sistema poco pratico e che spesso diventava illeggibile. I cani registrati con il tatuaggio prima del 2005 hanno comunque l’obbligo di inserimento del microchip se il tatuaggio fosse illeggibile. L’applicazione del microchip è obbligatoria anche per i gatti e i furetti nel caso debbano oltrepassare il confine nazionale, insieme alla vaccinazione contro la rabbia e alla compilazione del passaporto, che viene rilasciato dall’ASL su richiesta del proprietario.

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